Inconscio: cos’è, definizione e caratteristiche

L’inconscio personale, l’inconscio collettivo e gli archetipi. Quali sono le loro funzioni e caratteristiche distintive.
Inconscio collettivo

 

Concetto di Inconscio

Con il termine inconscio si intende quella dimensione psichica che contiene tutte quelle attività mentali che non sono presenti alla coscienza: pensieri, istinti, pulsioni, rappresentazioni, modelli comportamentali di cui il soggetto non è consapevole.

Questo concetto è rintracciabile già presso gli antichi filosofi greci che tuttavia non conoscevano ancora un termine equivalente a quello odierno di inconscio.
Il termine inconscio troverà un’ampia diffusione con la nascita della psicoanalisi divenendo il cardine base di tutte le teorie sulla psiche.

Con il termine inconscio Freud intendeva un complesso di processi, contenuti ed impulsi che non sono noti alla coscienza del soggetto. Contenuti che in qualche modo la coscienza ha voluto rimuovere in quanto ritenuti non adeguati alle norme morali.

Pertanto per Freud l’inconscio è di carattere personale ed inizia a generarsi dalla nascita del soggetto man mano che le esperienze creano contenuti da rimuovere.

Con lo psicologo svizzero C.G.Jung, le teorie sull’inconscio trovano ulteriore sviluppo con l’introduzione del concetto di “inconscio collettivo”.

Secondo Jung oltre all’inconscio personale che comprende in sé tutte le acquisizioni dell’esistenza personale, dunque cose dimenticate, rimosse, percepite, pensate e sentite al di sotto della soglia della coscienza esiste un inconscio collettivo che comprende tutti quei contenuti non a carattere personale ma ereditario.

“Accanto a questi contenuti inconsci personali esistono però altri contenuti che non provengono da acquisizioni personali, ma dalla possibilità di funzionamento che la psiche ha ereditato, cioè dalla struttura cerebrale ereditata.”(Jung – Opere vol 6 Tipi psicologici)

 

Jung e l’inconscio PERSONALE

Nell’inconscio personale ci sono tutti quei contenuti rimossi alla coscienza che sono stati noti ad essa prima di essere rimossi. La rimozione secondo Jung avviene proprio come forma di difesa della psiche, necessaria per mantenere un Io cosciente e funzionante. In altre parole la psiche rimuove tutti quei contenuti non compatibili con l’atteggiamento cosciente.

Tutti questi rimossi non vengono cancellati definitivamente ma finiscono in questo “contenitore” andando a costituire una parte inferiore della personalità chiamata Ombra. In un certo senso viene a formarsi un “dark brother” ovvero un “fratello oscuro”, l’altra parte di noi che fatichiamo a riconoscere.

Rendere cosciente questa parte di Ombra fa parte del processo iniziale per la conoscenza di sé: è la prima tappa nel processo di individuazione.

“Chiunque avanzi sul cammino dell’autorealizzazione deve inevitabilmente riportare alla coscienza i contenuti del suo inconscio personale, allargando in tal modo in grande misura il campo della sua personalità.“

C.G.Jung

 

Jung e l’inconscio COLLETTIVO

Nell’inconscio collettivo invece è contenuta l’eredità filogenetica ovvero tutte quelle esperienze originarie della storia dell’uomo, quelle esperienze fondamentali che la natura umana ha appreso da sempre.

“…. per quanto riguarda l’inconscio collettivo i contenuti non sono mai stati nella coscienza e perciò non sono mai stati acquisiti individualmente ma devono la loro esistenza esclusivamente all’ereditarietà” (Jung – Opere vol 9 Gli archetipi e l’inconscio collettivo)

Quindi parliamo di contenuti non a carattere personale ma a carattere ereditario, universale.
Secondo Jung non nasciamo come una “tabula rasa” ma veniamo al mondo con questo patrimonio di immagini originarie che ci vengono tramandate

 

Archetipi nell’inconscio collettivo

Queste immagini originarie Jung le ha chiamate archetipi ovvero elementi strutturali della psiche, insiti in sé, quindi ereditati, che rappresentano modelli comportamentali ripetuti nella storia dell’umanità.
Sono quelle vie percorse migliaia di volte dall’umanità che ci ha preceduto e la cui ripetizione ha permesso la creazione di modelli comportamentali che si sono impressi nella nostra psiche.
Sono tutte quelle componenti istintive la cui somma costituisce l’inconscio collettivo.

Gli istinti e le pulsioni sono pertanto il fondamento delle forze archetipiche.
Attraverso la loro forza ordinatrice gli archetipi danno forma e direzione alla pulsione producendo immagini e simboli. I miti, le favole, le immagini oniriche sono le forme simboliche-metaforiche che gli archetipi utilizzano per comunicare con la coscienza.

Presenti nello strato più profondo della psiche conducono vita autonoma senza alcun intervento consapevole, indirizzando la persona verso la migliore individuazione possibile.
In altre parole alla base del processo di individuazione vi sono fattori causali archetipici di natura autonoma.
Gli archetipi pertanto costituiscono un flusso stimolante sui processi evolutivi psichici e spirituali.

“Ho scoperto il tesoro sotterraneo da cui l’umanità ha sempre attinto per creare, da cui ha tratto i suoi dei e i suoi demoni e tutte quelle idee, le più vigorose e poderose, senza le quali l’uomo cessa di essere tale.” (Jung, “La psicologia dell’inconscio”)

La presa di coscienza degli aspetti archetipici consente il risveglio ad una nuova vita, è il passaggio fondamentale perché si attivi il processo di individuazione, che secondo Jung è la meta dell’esistenza.
Un ampliamento di coscienza è fondamentale perché questo processo si attualizzi e solo rendendo coscienti contenuti inconsci che si può ambire a questo ampliamento.
Quindi gli archetipici, quali contenuti dell’inconscio, sono elementi vivificanti per la coscienza, un tesoro prezioso del patrimonio ereditato.

“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.” C.G.Jung

 

 

Bibliografia:

 

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