Rendere cosciente l’inconscio

Cosa significa rendere cosciente l’inconscio, come mettersi in contatto e perché Jung lo ritiene fondamentale
Inconscio e coscienza

Rendi cosciente l’inconscio altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino. (C.G.Jung)

Questa frase credo possa essere considerata la sintesi di tutto il pensiero junghiano.

Jung di fatto non ha mai smesso di sostenere, e questo lo si trova in tutti i suoi scritti, l’importanza del rapporto tra l’Io, come centro della coscienza, e l’inconscio, rapporto fondamentale nel processo di individuazione.

Senza una presa di coscienza delle parti inconsce l’individuo non può raggiungere una piena consapevolezza di Sé e quindi progredire nel suo percorso individuativo. È necessario che vi sia un dialogo tra le due parti affinché i contenuti inconsci possano essere assimilati dalla coscienza spingendo l’individuo verso uno stato di completezza.

 

Cosa significa “rendere cosciente l’inconscio” per Jung

“Rendere cosciente l’inconscio” significa per primo riconoscere che esiste una parte di noi inconscia e secondo, comprenderne i contenuti e portarli a coscienza.

Scrive Jung in “Aion: Ricerche sul simbolismo del Sé”:

“quando un fatto interiore non vien reso cosciente, si produce fuori, come destino. Ossia, quando il singolo rimane indiviso e non diventa cosciente del suo antagonismo interiore, il mondo deve per forza rappresentare quel conflitto e dividersi in due.”

In queste righe Jung ci dice che se l’individuo non si rende conto che esiste un antagonismo interiore ovvero una parte inconscia che si contrappone alla propria parte cosciente, l’individuo rimane indiviso, inconsapevole di una scissione interiore. Convinto di essere costituito solo della parte conscia, non potrà che far diventare il mondo esterno rappresentazione di quelle sue parti non ancora comprese attraverso il meccanismo della proiezione.

L’effetto di questa dinamica è che l’individuo si ritroverà a costruire inconsciamente relazioni sulla propria psicologia interiore non riconosciuta, relazioni che, come un castello di carta, non potranno che crollare al primo scossone mostrando tutta la loro fragilità.

Pertanto “rendere cosciente l’inconscio” significa portare a coscienza quelle parti di noi sconosciute in modo da raggiungere maggiore consapevolezza di Sè, unico modo per diventare artefici della propria vita e non cadere in balia di relazioni che nel tempo possono diventare fonte di sofferenza.

 

Artefici del proprio destino

Quando puntiamo il dito addosso a qualcun’ altro reputandolo la causa dei nostri fallimenti, della nostra frustrazione: è colpa di mio marito, di mia moglie, di mia madre o di mio padre, del capo, del collega, del gatto o del pappagallo, ci stiamo solo illudendo che il problema sia fuori di noi, stiamo semplicemente trovando un capro espiatorio. Questo modo di vedere le cose è il più semplice perché ci deresponsabilizza e in qualche modo ci giustifica come “vittime” , ma  non ci permette di comprendere la realtà per quella che è.

Dice un proverbio cinese:

Quando punti il dito per giudicare qualcuno, guarda la tua mano: altre tre dita sono puntate verso di te.

rendere cosciente l'inconscio

Quando cadiamo nella delusione di un rapporto, invece di fermarci a riflettere per capire quale parte di noi ci ha portato in quella situazione, incolpiamo l’altro senza neanche pensarci un attimo e visto che è l’altro ad essere “sbagliato”, cerchiamo di cambiarlo in modo che possa soddisfare i nostri bisogni e renderci felici.

Ma anche se otteniamo qualcosa nell’immediato, illudendoci di avercela fatta, questo non potrà che rivelarsi nel tempo fallimentare perché prima o poi tutto ritornerà come prima.

Finché cerchiamo di modificare il mondo esterno e non modifichiamo noi stessi nulla della nostra vita potrà cambiare.

Ma il cambiamento di noi stessi implica volontà e coraggio, il coraggio di dover affrontare inevitabili momenti di buio e sofferenza prima di poter vedere la luce.

Per questo molto spesso si sceglie di rimanere nella condizione in cui si vive anche se triste e deludente, perché nonostante tutto quella condizione è diventata nel tempo la nostra comfort-zone, la nostra zona di conforto e di sicurezza che ci è familiare, che conosciamo e che non presenta sorprese. Una condizione alla quale ormai siamo abituati e nonostante sia fonte di sofferenza la accettiamo convinti che questo sia l’unico modo di vivere; perché questo è il nostro destino.

Il cambiamento per raggiungere un maggiore stato di benessere bisogna volerlo e ci vuole coraggio, il coraggio di abbandonare la propria comfort-zone, qualunque essa sia.

Del resto perché la vita possa assumere un altro sapore offrendoci un gusto che più ci appaga è necessario scardinare certe convinzioni ed aprirsi ad una nuova visione di sè e degli altri.

Per farlo bisogna aumentare il proprio stato di consapevolezza, ampliare la propria coscienza integrando quelle parti di noi ancora sconosciute. Bisogna pertanto intraprendere un dialogo con il nostro inconscio ed iniziare ad ascoltarlo.

 

Cosa vuole l’inconscio

Nasciamo come esseri psichicamente completi ma inevitabilmente per adattarci al contesto familiare, sociale e culturale in cui siamo inseriti e quindi poterci muovere nel mondo che ci ospiterà, una serie di contenuti non ritenuti adeguati vengono rimossi dalla coscienza e spostati in quella zona d’ombra che costituisce il nostro mondo inconscio.

Se pur difficile da comprendere e soprattutto da accettare, non siamo solo coscienza, siamo fatti di coscienza e di inconscio. Ci illudiamo che il nostro Io conscio sia quello che guida la nostra vita non rendendoci conto che dentro di noi ci sono forze inconsce che agiscono influenzando le nostre scelte e determinando di conseguenza il flusso della nostra esistenza.

Di fatto ciò che viene rimosso dalla coscienza non viene cancellato definitivamente, rimane semplicemente in ombra, nella nostra psiche più profonda, andando così a costituire l’altra parte di noi, il nostro cosiddetto “fratello oscuro”.

Un “fratello oscuro” che vive dentro di noi, particolarmente attivo e dinamico e che più cercheremo di ignorare più diventerà autoritario e sempre meno gestibile. Senza rendercene conto sarà lui a decidere e scegliere per noi e come il burattinaio fa con i suoi burattini ci muoverà definendo la nostra vita.

Ci ritroveremo così a vivere sempre le medesime esperienze di vita convinti che facciano parte del nostro destino, inconsapevoli che di fatto ne siamo stati noi gli artefici, anche se pur inconsciamente.

Sebbene sia difficile da accettare, siamo noi i responsabili di ciò che ci accade, troppo spesso mossi da quelle parti inconsce che non essendo mai state portate alla luce hanno preso il sopravvento.

rendere cosciente l'inconscio

Quindi perché si possa prendere in mano la propria vita e non essere il risultato di scelte inconsce, l’unico modo per farlo, come ci dice Jung, è “rendere cosciente l’inconscio”.

In altre parole l’inconscio, il nostro “fratello oscuro”, vuole che i propri contenuti non vengano ignorati ma portati in luce e assimilati dalla coscienza, perché solo così possiamo diventare individui coscienti di sè ed essere in grado di fare scelte più consapevoli.

 

Come  “rendere cosciente l’inconscio?

Per “rendere cosciente l’inconscio” bisogna pertanto comprendere quelle parti di noi ancora sconosciute, in modo che rendendole coscienti non potranno più alimentare quel “fratello oscuro” che agisce fuori dal nostro controllo.

Bisogna volgere lo sguardo dentro sé stessi ed iniziare un dialogo con quell’altra parte di noi che vive in ombra e che aspetta solo di essere ascoltata.

Solo attraverso una autentica analisi interiore di sè, affrontata con apertura mentale e accettazione si può arrivare a scoprire chi siamo veramente. Con meraviglia potremmo scoprire parti di noi che mai avremmo pensato potessero appartenerci ma ci vuole però tanta umiltà, voglia di scoprirsi e coraggio di esporsi.

 

Come mettersi in contatto con l’inconscio

L’inconscio comunica attraverso immagini, sogni, ispirazioni. Quando si abbassa il livello di coscienza come durante il sonno, in stati profondi di meditazione o quando si è sotto l’effetto di forti emozioni, l’inconscio coglie l’occasione per offrire alla coscienza contenuti da poter assimilare.

Non sempre è facile cogliere questi messaggi e soprattutto non è facile saperli interpretare e coglierne il significato profondo.

Per alcuni questo processo di comprensione avviene in modo spontaneo e naturale nel corso della vita, ma spesso è necessario l’aiuto di un professionista che possa guidare e facilitare questo processo attraverso specifiche pratiche.

Ad esempio l’interpretazione dei sogni, l’ipnosi, l’immaginazione attiva, sono alcuni dei metodi utilizzati per favorire il contatto con il proprio inconscio.

 

Conclusione

“Rendere cosciente l’inconscio” significa comprendere quelle parti di noi rimaste in Ombra, integrarle alla coscienza per giungere ad una maggiore completezza psichica e quindi ad una maggiore coscienza di sè stessi.

Significa scoprire chi siamo veramente, significa cambiare visione di sè e del mondo che ci circonda.

La consapevolezza di Sé è l’unico strumento che abbiamo per poter prendere in mano la nostra vita e non viverla più come semplici burattini.

La vita chiede di essere vissuta nella sua pienezza, nella pienezza che più ci appartiene e perché questo possa accadere dipende solo da noi. Se pur la strada possa presentarsi dura e faticosa, la ricompensa di una vita più piena ed appagante è assicurata.

“Non sono quello che mi è successo sono quello che ho scelto di essere” (C.G.Jung)

 

Bibliografia:

10 risposte

  1. Illuminante,come il seme di una sequoia piantato in un terreno ricco di Humus,.
    Hai scritto anche un libro sull’argomento e potermene consigliare altri?
    Grazie buona giornata
    Stefano

    1. Buonasera Stefano
      scusa se rispondo solo ora ma è stato un periodaccio.
      Intanto grazie per le belle parole.
      Non ho scritto un libro a riguardo e onestamente non ho un libro in particolare da consigliarti.
      Per comprendere al meglio il concetto di inconscio naturalmente le varie opere di Jung rimangono sempre la fonte più ricca, ma possono essere sicuramente di aiuto anche libri che spiegano la psicologia di Jung.(es.La psicologia di c.g.jung di Jolanda Jacobi)
      Nel caso i vari riferimenti li puoi trovare nella bibliografia che riporto sempre sotto ogni articolo.
      Se mai mi venisse in mente però qualcosa di più specifico te lo segnalo sicuramente.
      Una buona serata
      Cristina

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