Estia e Ermes: archetipi a confronto

Un’analisi degli archetipi Estia e Ermes nello sviluppo della personalità nella società odierna
Estia e Ermes: fuoco e aria che si incontrano

Estia e Ermes sono divinità greche espressione di due polarità opposte, spesso vengono associate tra loro come dualità archetipiche.
L’archetipo di Estia è tutto ciò che riguarda l’esperienza con il mondo interno, l’archetipo di Ermes tutto ciò che riguarda l’esperienza con il mondo esterno. Due strutture archetipiche opposte ma complementari.

 

Estia dea greca del focolare

Nella mitologia greca Estia era la dea del focolare domestico, la dea della famiglia così come della polis, la città-stato considerata un’estensione del nucleo familiare.
Era venerata come custode del fuoco sacro che veniva posto al centro delle case in focolari domestici, in bracieri al centro dei templi delle diverse divinità e nei vari edifici della città.
Mantenuto sempre vivo, il fuoco purificava e consacrava gli ambienti. I templi così come le case, dove ardeva il fuoco, erano considerati luoghi sacri.
Estia era una dea tenuta in grande considerazione in quanto ritenuta il punto di riferimento della vita quotidiana, il centro focalizzatore vivificante ed illuminante, il punto di congiunzione familiare e sociale.

Estia tiene tra le sue braccia una fiaccola

L’archetipo Estia

Come archetipo Estia rappresenta l’esperienza con il mondo interiore, è ciò che favorisce il contatto con la propria interiorità, con il proprio fuoco sacro.
La presa di contatto con l’archetipo di Estia avviene attraverso uno sguardo rivolto dentro, attraverso l’introspezione, il silenzio e la solitudine. Con Estia entriamo nel mondo dell’anima e della spiritualità.
La funzione centralizzante di Estia ci porta a scoprire la nostra forza interiore, il punto di riferimento che consente di rimanere saldi nel disordine del mondo esterno.
Estia rappresenta il qui e ora, l’aspetto meditativo, la stabilità. Non favorisce il movimento, l’uscita dai confini, ma è espressione di radicamento e pertanto portatrice di tutti quei valori e simboli che definiscono un sistema familiare.

 

Ermes messaggero degli dei

In contrapposizione troviamo Ermes, che nella mitologia greca era il messaggero degli dei e guida delle anime.
L’unico dio che poteva accedere ai tre mondi: il cielo per accedere all’Olimpo, la terra per mettere in comunicazione gli uomini con gli dei, e gli inferi per fare da guida alle anime, da qui l’appellativo di Psicopompo, “accompagnatore delle anime”.
Era considerato il dio dei passaggi in quanto poteva andare “oltre la soglia” dei tre mondi. I suoi calzari alati gli permettevano di muoversi velocemente, conferendogli una particolare agilità.
Ermes era anche il dio dell’eloquenza e della parola pertanto considerato il dio della comunicazione e delle relazioni.

Ermes vola nel cielo con i suoi calzari alati

L’archetipo Ermes

Con l’archetipo Ermes entriamo in rapporto con il mondo fuori, siamo portati pertanto a muoverci verso l’esterno, a relazionarci con gli altri. Come dio dei passaggi Ermes ci spinge “oltre la soglia” favorendo l’apertura al mondo, ci stimola al movimento e al cambiamento.

In sostanza Ermes ci proietta fuori di noi, portandoci a connetterci con gli altri, favorendo la comunicazione e pertanto le relazioni.
Il mondo di Ermes è un mondo in continua attività, è un mondo in cui è richiesta rapidità di movimento, agilità di pensiero e facilità di parola: un mondo veloce e rumoroso.
A differenza del mondo di Estia non c’è silenzio e bisogno di solitudine, ma c’è chiacchiericcio e bisogno di relazioni.

Circoscritto un confine, Estia si pone al centro mentre Ermes ne rimane sul bordo pronto a gettarsi fuori, pronto a passare di là.

 

L’integrazione degli archetipi Estia e Ermes

Estia e Ermes hanno bisogno l’uno dell’altro non possono essere energie esclusive.

Il dominio dell’archetipo di Estia senza l’integrazione dei valori di Ermes, può portare ad una immobilità psichica, ad una totale chiusura e isolamento precludendo una sana relazione con il mondo esterno.
Il rischio con la polarizzazione dell’archetipo di Estia è di cadere in un rigido radicamento all’interno dei confini, di non essere più in grado di portare lo sguardo “oltre la soglia” necessario per giungere ad una visione più ampia di sé e del mondo circostante.

Contrariamente la polarizzazione dell’archetipo di Ermes, può portare alla perdita del proprio centro, la perdita dei propri riferimenti interiori che inevitabilmente vengono ricercati fuori. In questo modo il rischio è di identificarsi negli stereotipi del mondo esterno, dimenticando di avere una propria personalità, una propria autenticità.

Estia e Ermes quindi devono convivere e integrarsi l’uno con l’altro. Nel processo individuativo l’incontro degli opposti è fondamentale  per giungere alla completezza a cui la psiche tende, la collaborazione dei due mondi archetipici opposti è pertanto necessaria per una realizzazione di una piena coscienza di sé.

 

Estia e Ermes nella società odierna

Nella società odierna in cui viviamo è facile rendersi conto che è venuto a mancare l’equilibrio tra i due archetipi, Estia e Ermes non dialogano più, da tempo siamo sotto lo stradominio di Ermes.
Tutto è veloce ed in continuo cambiamento. Attraverso i media – tv, internet, cellulari – tutto si muove con estrema velocità. Viviamo assecondando i ritmi frenetici del mondo esterno senza mai rallentare per non rischiare di essere tagliati fuori dai giochi.

Siamo diventati iper-ermetici, iper-aperti al mondo fuori.
Ogni mattina indossiamo i nostri calzari alati per muoverci velocemente e riuscire a soddisfare tutte quelle richieste che il mondo esterno ci sottopone quotidianamente.

Ma questo vortice, in cui viviamo costantemente, ci strappa via brandelli della nostra essenza e poco alla volta senza renderci conto ci dissolviamo, non riusciamo più a percepirci.
Non sappiamo più chi siamo, non sappiamo più se ci siamo.

E più ci perdiamo, più ci aggrappiamo al mondo esterno, alle sue regole e ai suoi stereotipi.
Il dilagare del materialismo ne è una evidente conseguenza, così come l’uso dei social che ci danno la possibilità di rimanere sempre connessi con gli altri e non sentirci “soli”, disposti anche ad alimentare relazioni inutili e finte ma necessarie per “esserci”, per sentire che esistiamo.

L’intossicazione ermetica, così come la definisce James Hillman, agisce come una forza che ci trascina fuori facendoci perdere il nostro centro, decentralizzandoci, rendendoci insicuri e sterili.

Ritrovare i valori di Estia significa spegnere gli eccessi di Ermes, significa riportare centralità.
Estia ci rallenta, ci fa riscoprire il qui e ora, ci porta a scoprire il nostro focolare interiore, a ritrovare quelle sicurezze interiori senza più doverle cercare fuori.

Mentre Ermes è “là fuori”, Estia è “qui dentro”, riscoprirla significa ritrovare noi stessi, significa non essere più dominati dal mondo “la fuori”, significa che quel mondo non potrà più dirci chi dobbiamo essere, ma saremo noi a dire al mondo “la fuori” chi siamo e cosa vogliamo.

Ritrovando la nostra centralità ritorneremo ad “esserci”, ritorneremo ad essere padroni della nostra vita.

“Tanto più viviamo nella costante connessione “la’ fuori” con tutto il mondo, tanto più disperatamente abbiamo bisogno della forza circolare e centrante di Estia per non svaporare nello spazio cosmico”. (J.Hillman – Figure del Mito “In : La preposizione di Estia”)

 

 

Bibliografia:

 

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