Meti e Zeus : pensiero femminile vs pensiero maschile

Meti e Zeus:Il pensiero femminile e maschile a confronto. Differenze, sviluppi e influenze nella società.

Il mito di Meti e Zeus

Il mito narra di Meti, dea greca che personifica l’intelligenza, la ragione e la saggezza che per sfuggire a Zeus che la vuole possedere, in modo astuto, assume forme diverse: prima serpente, poi lepre, poi nuvola, fino a ché Zeus con un inganno riesce ad intrappolarla.

Ma dall’unione con Meti, un oracolo aveva predetto a Zeus, che sarebbe nato un figlio che l’avrebbe detronizzato, un figlio più forte e più intelligente di lui che avrebbe preso il suo posto.

Temendo questo destino, Zeus, una volta intrappolata Meti, decide di farla sparire inghiottendola. Dopo nove mesi colto da un terribile dolore alla testa, chiede aiuto a Prometeo che con un ascia bipenne gli apre la testa e ne fa uscire Atena con tanto di elmo e corazza proprio come una guerriera.

Atena figlia di Meti e Zeus, esce dalla testa di Zeus

I miti antichi sappiamo che contengono le esperienze dell’intera umanità, sono narrazioni archetipiche inconsce e come tali riflettono i processi mentali che li hanno generati.

Il mito di Meti e Zeus sembra essere la testimonianza di un’esperienza molto antica che ha condizionato in modo radicale il rapporto tra il pensiero femminile e quello maschile e pertanto tra la donna e l’uomo.

Nel mito di fatto vediamo il predominio del maschile e la repressione del pensiero femminile, rappresentato da Zeus che inghiotte Meti, e la conseguente formazione di un nuovo pensiero femminile, in veste di Atena, che ricondizionato, perde la sua autenticità per sottostare ai valori collettivi patriarcali.

Cosa sia accaduto lo possiamo comprendere attraverso l’analisi delle caratteristiche e dello sviluppo nel corso della storia, delle due forme di pensiero sulle quali viene strutturato il nostro modo di pensare: la forma di pensiero maschile e la forma di pensiero femminile

Il pensiero maschile è analitico, logico-deduttivo o penetrativo mentre quello femminile è sintetico, induttivo o ricettivo.

 

Il pensiero maschile

Il pensiero maschile è un pensiero di tipo analitico in quanto il modo di procedere, per giungere alla conoscenza, è attraverso successive separazioni.  Di fatto il pensiero analitico suddivide le cose nelle sue parti e ne analizza le differenze. Il processo mentale procede in modo logico-deduttivo, scorre lineare e giunge alla conoscenza deducendola dall’analisi delle singole unità dell’oggetto.

Il pensiero maschile si può pertanto definire penetrativo, in quanto penetra l’oggetto nelle sue parti per arrivare a possedere una conoscenza.

 

Il pensiero femminile

Il pensiero femminile invece non parte dall’esame di un particolare ma dalla formulazione di un insieme. Non tende ad isolare i diversi aspetti ma ad esaminarli nel loro insieme e nelle loro relazioni: il pensiero femminile non è analitico ma bensì sintetico.

Il processo mentale procede raccogliendo informazioni ed esperienze, riconoscendo connessioni e riferimenti simbolici per mettere poi tutto in relazione e giungere ad una diversa forma di conoscenza.

A differenza del pensiero maschile, il pensiero femminile non separa ma unisce, non cataloga ma crea analogie.

Il pensiero femminile lavora per induzione, termine che letteralmente significa “portare dentro”, non penetra nell’oggetto ma lo assorbe, lo porta dentro, per questo è definito ricettivo.

Questo processo che tende a tenere insieme e a creare collegamenti, è più complesso rispetto quello analitico, pertanto può non sempre essere veloce e preciso.

Mentre il pensiero maschile è espressione di ordine quello femminile può risultare disordinato e caotico, ma può arrivare a grande profondità. Proprio grazie al suo modo di operare può giungere nelle profondità più inconsce, in quei meandri oscuri di non facile accesso per un pensiero analitico.

 

Lo sviluppo delle due forme di pensiero nella storia

Le due forme di pensiero appartengono da sempre sia alla donna che all’uomo, non sono esclusive ma complementari, pur essendo significativamente diverse, hanno bisogno l’uno dell’altro.

Quella maschile ha bisogno di quella femminile per acquisire maggiore profondità e non scadere in una forma arida e dispotica, mentre quella femminile ha bisogno della razionalità maschile per non perdersi nel caos e nel disordine di una forma mentale astratta e inconsistente.

Nel corso della storia occidentale, però, l’affermarsi dei valori del patriarcato, ha portato il predominio della forma di pensiero maschile e l’estraneazione di quella femminile, con il conseguente sviluppo di una visione mentale unilaterale e pertanto limitata.

Questa unilateralità ha creato un’inevitabile scissione ed allontanamento tra le due forme di pensiero influenzando in modo radicale la psicologia femminile e maschile.

Mentre da una parte abbiamo avuto lo sviluppo di un pensiero maschile che, convinto di essere l’unica forma conoscibile, si è trasformato in un tiranno che agisce tutt’ora nel delirio dell’onnipotenza, dall’altra parte abbiamo avuto la formazione di un pensiero femminile che fatica a riconoscersi, paralizzato da uno stato di inferiorità e di debolezza.

Questo ha portato la donna, nel corso della storia, ad un inevitabile adattamento, a doversi abituare a forme a lei fondamentalmente estranee, dimenticando la sua specificità. Privata della propria essenza la donna psicologicamente è diventata proprietà dell’uomo.

E così Meti, dea della sapienza, scompare nel mondo maschile lasciando il posto ad una nuova dea della sapienza: Atena, vergine e guerriera, subordinata al dio padre.

L’ascia bipenne utilizzata da Prometeo è uno dei simboli sacri della Grande Madre e con essa viene liberato quello che rimane del femminile: un femminile riadattato ai valori patriarcali. Di fatto Atena, intelligente e stratega, diventa la dea guerriera alla quale gli uomini si rivolgono per avere consigli sulle strategie di guerra da adottare.

Mentre Meti rappresenta un’intelligenza ricettiva aperta alle forze inconsce, capace di assumere forme diverse, un’intelligenza espressione di un sapere dal profondo, Atena rappresenta una nuova intelligenza al servizio del maschile, un’intelligenza addomesticata, chiusa nella sua verginità e difesa dal suo scudo.

Zeus elimina Meti perché teme di fatto la sua intelligenza, inghiottirla è un modo per averla sotto controllo.

In effetti la storia sembra confermare che nonostante lo stradominio, il pensiero maschile abbia sempre conservato una sorta di timore nei confronti dell’intelligenza femminile, vista probabilmente come un pericolo per il mantenimento del potere.

Questa paura ha portato in diversi momenti storici, in forme più o meno coscienti, ad accanirsi contro le donne.

Uno dei periodi più drammatici che la storia ricorda è il Medioevo con la “caccia alle streghe” istituita dalla Chiesa, che condannò al rogo migliaia di donne in quanto ritenute eretiche e pericolose.

 

Caccia alle streghe

Le streghe sono sempre esistite e sono sempre state figure tollerate, almeno fino al Medioevo.

In origine le streghe erano di fatto donne sagge e sapienti, detentrici di un profondo sapere femminile. Svolgevano pratiche orientate alla cura di persone, piante o animali: a volte erano erboriste, guaritrici e levatrici, a volte esorciste e maghe.

Spesso venivano consultate anche da medici, vescovi o figure di comando; Giovanna d’Arco ne è uno degli esempi più famosi.

Nel Medioevo però questa visione subì un drastico cambiamento quando la Chiesa decise che queste figure andavano eliminate in quanto pericolose. Ritenute eretiche, la Chiesa scatenò una vera e propria persecuzione, che in circa cinquecento anni procurò la morte di milioni di persone. Un vero e proprio genocidio.

Una delle possibili spiegazioni è che il progressivo accentramento del potere della Chiesa non potesse più accettare qualsiasi forma di autorità che potesse destabilizzarla e una di queste autorità, evidentemente, era vista nelle figure femminili.

Il potere raggiunto dalla Chiesa era talmente esteso da sviluppare tratti paranoici, tipico delle dittature, da indurla a dover controllare tutto e a vedere nemici ovunque. La Chiesa decimò la popolazione femminile per proteggersi dalla sua forma di intelligenza.

Con lo sterminio delle streghe, viene così soppressa la funzione sapiente della donna e viene mandata al rogo tanta parte della femminilità.

Dalle ceneri ne emerge un’immagine di un femminile vittima e subordinato al maschile. Con questa visione di sé la donna percorre la storia fino almeno al Novecento senza sapere di avere una propria identità, una propria forma di pensiero; si abitua a vivere come un’aliena e a vivere in funzione dell’uomo. La donna si abitua a non essere.

Solo nel Novecento, periodo in cui si manifestano i primi cedimenti del patriarcato, iniziano a delinearsi le premesse per fare riemergere l’identità collettiva femminile.

La strada è ancora molto lunga e tutta in salita, del resto un centinaio di anni sono un lasso di tempo molto esiguo per riuscire a scardinare una mentalità che domina da più di quattromila anni.

 

Meti e Zeus nella società di oggi

L’unilateralità di pensiero ha generato una visione mentale limitata, sterile e artificiosa. Le società moderne basate su questa visione, stanno ormai da tempo manifestando una crisi profonda radicata su più fronti ed è sempre più evidente la necessità di un cambiamento per evitare un tracollo definitivo.

Il pensiero maschile dovrà accettare di allentare le redini ed iniziare un dialogo costruttivo con l’altra parte finora estraniata.

Perché si possa volgere ad una visione mentale completa e armoniosa, non solo nel singolo individuo ma a livello collettivo, le due forme di pensiero dovranno coesistere in forma non prevaricante ma collaborativa.

Zeus dovrà sforzarsi di comprendere l’intelligenza di Meti riconoscendone i valori; quei valori che se pur a lui estranei, possono diventare un inestimabile fonte di ricchezza. Solo così non dovrà più temerla e non dovrà più cercare di averne il controllo.

Atena invece dovrà ricontattare Meti per recuperare quei valori femminili dimenticati. Dovrà imparare che si può di nuovo abbassare lo scudo, che la sua forza è una forza che le arriva da dentro, da quella saggezza interiore, da quel sapere dal profondo che tutto il genere femminile ha sempre avuto dentro di sé e che attende solo di essere riscoperto.

 

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Bibliografia:

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