La funzione del mito

La funzione del mito ieri e oggi e i suoi modelli comportamentali: gli Archetipi
Funzione del mito

La funzione del mito in origine

Per definizione il Mito, dal greco mythos ”racconto, parola, discorso”,  è una narrazioni fantastica di carattere simbolico che racconta imprese di  personaggi spesso immortali ed onnipotenti.

Alla base della nascita del mito vi è la necessità di dare una spiegazione a fenomeni naturali, a rispondere ad interrogativi sull’esistenza e sul cosmo, a soddisfare profondi bisogni religiosi e morali.

L’uomo primitivo non conosceva le leggi che governano la natura, non comprendeva ciò che determinava la vita e la morte, qualsiasi fenomeno naturale che si verificava intorno ad esso non poteva essere spiegato per mancanza di conoscenza. L’uomo doveva trovare delle spiegazioni per non soccombere e i miti nascono per assolvere proprio a questa funzione: trovare risposte per dare un ordine alla realtà circostante.

Pertanto dietro le narrazioni fantastiche si cela la spiegazione di ciò che coordina e regola i cicli naturali della vita in tutte le sue manifestazioni: dai cicli cosmici, ai cicli di passaggio dell’individuo. In esse troviamo i misteri delle contraddizioni che la natura esprime, credenze e strutture sociali.

“Il mito è dunque un ingrediente vitale della civiltà umana; non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo.” (B. Malinowski – antropologo e sociologo -1884-1942)

 

I Miti: narrazioni archetipiche

Nei racconti mitici pur se ambientati in momenti e contesti storici diversi, ritroviamo le stesse tematiche comuni all’individuo.

Cambia l’ambiente geografico, cambiano i personaggi, cambia il contesto sociale-religioso ma non cambiano certe tematiche. Ci sono esperienze umane che non variano, che rimangono costanti nel tempo e nello spazio e continuano a riproporsi. Tali ricorrenze diventano modelli comportamentali, diventano degli archetipi.

Abbiamo pertanto delle varianti ma è solo il modo personalizzato del popolo per esprimere alla fine lo stesso concetto archetipico.

Il mito porta in sé modelli comportamentali che si sono ripetuti migliaia di volte prima di noi, pertanto non può essere considerato un semplice racconto di avvenimenti più o meno fantastici ma qualcosa che traduce idee umane universali; in esso troviamo il patrimonio di intere civiltà. I miti di fatto sono narrazioni archetipiche.

“I miti devono essere considerati con molta attenzione, perché non sono racconti, favole, pure invenzioni di fantasia. Nei miti c’è scienza, c’è sapere.” (Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo)

 

La funzione del mito oggi

Quando riusciamo ad andare oltre la semplice narrazione e a comprendere il significato simbolico del mito, quando nelle sue divinità non vediamo solo dei personaggi fantastici ma un modello, un archetipo, allora ecco che il mito diventa una guida che ci conduce sulla strada della comprensione.

Improvvisamente come uno sciamano, il mito collega il nostro personale con il transpersonale, trascende lo spazio e il tempo facendoci entrare in una dimensione eterna.

Il mito ci apre la porta che conduce verso nuovi sentieri attivando in noi  quel senso di mistero vivificante. L’immaginario mitologico ci accende quello stato di meraviglia e stupore che ci proietta nel regno spirituale, quel regno della trascendenza che svela il “senso”.

Le immagini mitologiche ci parlano, parlano ad un certo nucleo in noi e risvegliano quel desiderio di conoscenza che ci porta a dare un senso a ciò che facciamo.

La funzione del mito pertanto diventa di risveglio; ci permette di ampliare la visione di noi e del mondo, di avere una maggiore coscienza di sè e trovare così quella dimensione che più ci appartiene.

Mentre in epoche antiche il mito aveva una funzione ordinatrice, oggi il mito assume una funzione vivificatrice per condurci ad una maggiore consapevolezza di noi stessi.

“L’uomo che crede di poter vivere senza il mito (il passato), o fuori di esso, come se non avesse radici, non ha alcun vero legame con il passato, o con la vita ancestrale che continua dentro di lui, e neppure con la società umana contemporanea. Quel giocattolo che è la sua ragione non afferra mai la sua essenza”.(C. G. Jung)

 

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Bibliografia:

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